Certe "parole per parlare" le ho perse e non so se le vorrò e saprò ritrovare... Anche perchè le parole per parlare con qualcuno bisogna cercarle insieme...
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Vorrei passare un weekend nei panni della persona che non potrei mai essere.
Alle 5 del mattino, mentre mando giù il terzo cracker necessario a riempirmi lo stomaco, con un plaid sulle spalle, silenziosamente in salotto, con le bollicine dell'aspirina che rallentano sempre più il loro scoppiettio nella tazza, e mentre mi ripeto per l'ennesima volta che smetterò di evitare il problema ed affronterò la mia fobia del dentista ...può essere solo il post del mal di denti, di tutti e quattro i denti del giudizio, per la precisione.
Ingollo l'aspirina e mi dico di smettere di fissare questo schermo luminoso prima che il sonno, l'estremo sonno residuo ancora possibile, si vada luminosamente a farsi fottere ...Pensieri inutili salgono a galla come bollicine di gas. "Voglio un dentista che mi ipnotizzi, anzi, che mi stenda col gas ...Certo che non si può andare avanti così! ...E poi estrarre gli ottavi mi sfinerebbe...".
Inutilmente continuo a scrivere, inutile distrazione dal mal di denti, che tanto, per quanto sordo (ma tenace), non se ne va a chiacchiere.
E intanto mi scrivo addosso parole che certo non faranno la storia, perchè la storia dei mal di denti è già scritta in miliardi di copie a distribuzione planetaria.
E anche questa, per me stasera col mal di denti, è una storia inutile.
Mi riinfilo timidamente a letto, cercando di non svegliare Gè, sognando probabilmente ad occhi aperti che i denti traditori e ribelli mi scompaiono con la sola forza del desiderio. PUF!

...Almeno uno, non chiedo troppo!
Mi affascina la definizione di "Grande Depressione". A dispetto del mio prof di Economia, e anche di quello di Storia Economica, oramai ricordi lontani, me l'immagino come una malattia infettiva, una specie virus influenzale. E lo vedo diffondersi tra la gente con sintomi inequivocabili, alla velocità dello starnuto.
Mi chiedo: è perchè ho più anni, un lavoro, frequentazioni più "adulte" di prima, che ultimamente mi vedo attorno sempre più persone tristi, o che danno un colore spento e una lettura (melo)drammatica alla propria storia? Dove sono i forti, i felici, i coraggiosi frequentatori dell'allegria?
Sono francamente stanca del male di vivere altrui, o piuttosto non voglio più che mi influenzi più di quanto sia disposta a permetterlo.
Tra pochi giorni sarò nuovamente senza lavoro, oppure "avrò finito ancora un lavoro e potrò cercarne un altro", o - come posso dire?- avrò più tempo per vivere a modo mio e produrre qualcosa di più personale, mentre aspetto che le mie ricerche mi portino la prossima avventura professionale.
Tutte le storie hanno un modo alternativo per essere raccontate e vissute.
Credo di avere gli anticorpi necessari a difendere la mia vitalità dalla negatività che mi vedo intorno, nelle persone che incontro da un po' di tempo a questa parte.
In questo inizio d'anno vorrei incontrare di nuovo qualcuno che sappia ancora ridere senz'ombra di amarezza, ...al di sopra dei 12 anni.